
A tutti è capitato di investire denaro in qualcosa che non è andato secondo i piani e di rimanere scottati. Ahimè, ci sono cascato anch’io. in questa pagina raccolgo i miei errori e le lezioni che ne ho tratto.
Nel mio caso non ho perso cifre enormi, ma purtroppo conosco persone che hanno bruciato decine di migliaia di euro nella convinzione di aver trovato l’investimento perfetto, capace di far guadagnare tanto e magari in poco tempo.
Se andiamo al cuore della questione, il problema che spesso porta a perdere soldi negli investimenti è uno solo: l’ignoranza finanziaria. Non a caso, nelle classifiche europee sull’alfabetizzazione finanziaria, l’Italia si trova spesso nelle ultime posizioni.
Siamo un popolo di grandi risparmiatori, ma quando si tratta di investire, nella maggior parte dei casi non sappiamo davvero cosa stiamo facendo. Ho scritto un articolo in cui approfondisco questo tema, se vuoi leggerlo, clicca su questo link.
Qui racconto quali investimenti non hanno dato i frutti sperati, quanto ho perso e quale lezione ho imparato da ciascuna esperienza. Premetto che sono passati anni da alcuni di questi episodi, quindi potrei non ricordare ogni dettaglio con precisione. Ovviamente ometterò i nomi di persone e società.
Episodio 1
Programma fedeltà
Come è iniziata
Un ragazzo che conosco praticamente da quando sono nato mi disse che aveva iniziato un’attività di network marketing (da non confondere con gli schemi Ponzi: sono due cose diverse, anche se a volte possono essere confuse), basata su un programma fedeltà.
Il meccanismo prevedeva la sottoscrizione di un abbonamento, scegliendo tra tre pacchetti disponibili, che dava la possibilità di ricevere crediti da spendere sulla loro piattaforma di e-commerce.
Non ricordo le cifre esatte, ma — forse anche influenzato dalla fiducia nei suoi confronti — scelsi il pacchetto più costoso, intorno ai 2.000 €, che prevedeva per 36 mesi buoni acquisto dal valore di circa 165 € ciascuno.
Verso il declino
Dopo qualche tempo, la società diede agli utenti la possibilità di convertire i crediti dei buoni acquisto in euro e farseli accreditare, così da poterli spendere anche al di fuori della piattaforma. Fu l’inizio della fine.
Dato che sull’e-commerce non trovavo nulla di realmente interessante, decisi di convertire i crediti e iniziai ad accumulare i buoni per richiederne l’accredito. Una prima transazione di circa 500 € andò a buon fine, così accumulai altri crediti per una seconda richiesta.
Inutile dirlo: quei soldi non arrivarono. Contattai il servizio clienti e chiesi spiegazioni anche al ragazzo che mi aveva proposto l’opportunità, ma la risposta era sempre la stessa: ci sono ritardi, bisogna aspettare.
Come è finita
Quei soldi, insieme ai restanti crediti (per un totale di circa 1.500 €), non arrivarono mai. Poco dopo, la società dichiarò fallimento.
La cosa che mi pesa di più è aver coinvolto tre familiari. Uno riuscì a recuperare circa 850 €, mentre gli altri non videro nemmeno un centesimo. Anche se loro mi hanno detto di non preoccuparmi, sto cercando nel tempo di recuperare quella somma per restituirla, così da chiudere definitivamente la questione con serenità.
Lezione imparata
Col senno di poi, penso che se l’utilizzo dei crediti fosse rimasto limitato all’e-commerce interno, forse la situazione non avrebbe preso quella piega. In fondo, quello che ti davano rientrava nel circuito tramite gli acquisti.
La lezione che traggo da questa esperienza è semplice: se mi dovesse capitare un’opportunità simile, ne starò alla larga. Ho scelto una strada diversa per i miei investimenti e non vedo motivo di abbandonarla.
Conclusioni
Nessuno regala nulla. Avrei dovuto percepire prima alcuni segnali d’allarme. Alla fine, come ribadisco nella pagina dedicata alla mentalità e al concetto di fortuna (“È tutta questione di fortuna/destino“), sono semplicemente entrato nel momento sbagliato e ne ho pagato le conseguenze. E purtroppo non solo io.
Episodio 2
Trading Cripto
Come è iniziata
Lo stesso ragazzo che mi parlò del programma fedeltà mi parlò di una società che offriva la possibilità di guadagnare con il trading sulle criptovalute. Parallelamente, come nel primo caso, grazie a una struttura di network marketing, prometteva delle royalty legate al proprio team.
Per quanto riguarda il trading, era richiesta una quota minima di capitale pari a 2.000 €, da convertire nella criptovaluta su cui operavano e trasferire su un conto intestato a me. Formalmente, quindi, il capitale risultava sempre a mia disposizione.
L’illusione e la batosta
Per un breve periodo sembrava andare tutto bene: i trade (le operazioni effettuate) erano positivi e, complice anche la crescita della criptovaluta, avevo raggiunto un buon risultato in poco tempo.
Purtroppo la situazione cambiò rapidamente. La rotta si invertì in modo drastico. Gli alti e bassi fanno parte degli investimenti, quindi inizialmente lasciai correre. Fu un errore.
In poco tempo persi circa due terzi del capitale investito in criptovalute. Per evitare ulteriori perdite, decisi di ritirare ciò che restava e attendere un eventuale recupero del controvalore in euro.
Com’è finita
Dopo qualche anno, visto che la situazione non migliorava (ma per fortuna nemmeno peggiorava), decisi di chiudere definitivamente l’esperienza convertendo in euro il capitale residuo.
Totale recuperato: circa 650 €.
Perdita complessiva: circa 1.350 €.
Lezione imparata
Le criptovalute hanno una volatilità molto elevata. Questo rende le previsioni sul loro andamento, per quanto possano sembrare accurate, sempre molto incerte.
Se in futuro dovessi tornare ad avvicinarmi a questo mondo, lo farei tenendo ben separati trading speculativo e altri eventuali utilizzi delle criptovalute.
Conclusioni
Non ho statistiche dettagliate da analizzare, ma per quel poco che ho potuto osservare, il trading sulle criptovalute è tra le attività più complesse e rischiose da gestire.
Se dovessi trovare dati più strutturati o studi affidabili sull’argomento, aggiornerò questa pagina.
Se operi nel settore e vuoi condividere la tua esperienza o qualche dato concreto, mi farebbe piacere leggere la tua opinione. A breve aprirò una casella di posta dedicata proprio a questo.
Episodio 3
Trading ForEx
Come è iniziata
Lavoravo in un’agenzia immobiliare a Bologna. Una mattina, mentre aprivo la saracinesca dell’ufficio, incontrai un ragazzo che mi parlò di un’opportunità di network marketing legata a prodotti sostitutivi del pasto, integratori e simili.
Per motivi personali era uscito da quel giro e, nel frattempo, aveva iniziato a studiare il trading sul Forex (Foreign Exchange, cioè il mercato valutario, basato sul cambio tra due valute). Aveva sviluppato dei bot che operavano in autonomia, sotto la sua supervisione.
Decisi di approfondire. Mi mostrò le sue statistiche e, dopo aver concordato una percentuale sui miei profitti come commissione per lui, iniziai anch’io questa nuova esperienza.
Il germoglio dal seme
I primi mesi andarono bene: guadagnavo circa 10–15 € al mese. Non era molto, anche perché con 1.000 € di capitale iniziale le operazioni erano contenute, ma iniziavo comunque a vedere qualcosa muoversi.
Visto che i risultati sembravano positivi, decisi di investire altri 1.000 €. I profitti salirono a circa 20 € al mese. In totale, se non ricordo male, arrivai a circa 100–150 € di guadagno complessivo.
La disfatta
A dicembre 2022 ci fu un’operazione in particolare che segnò l’inizio della fine: quella sul cambio tra yen e sterlina.
Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, il mercato si mosse in direzione opposta rispetto alle aspettative. Il problema era che il bot, al peggiorare della situazione, apriva posizioni sempre più grandi nel tentativo di recuperare più rapidamente le perdite nel caso di inversione del trend.
Potete immaginare come è andata a finire.
Come è finita
L’agonia andò avanti finché il capitale disponibile non si esaurì. I 2.000 € investiti andarono praticamente azzerati e, sottraendo i piccoli profitti iniziali, la perdita complessiva fu di circa 1.800 €.
Lezione imparata
Se un giorno dovessi tornare a fare trading, non affiderei più i miei soldi a terzi. Prima investirei nella mia formazione, poi eventualmente opererei in autonomia.
Sempre per gradi, aumentando l’esposizione solo quando mi sentissi davvero consapevole di ciò che sto facendo.
Conclusioni
Dopo questa seconda cantonata, continuo a pensare che il trading possa essere uno strumento valido, ma solo se si ha piena consapevolezza dei rischi e controllo delle proprie decisioni.
Il punto non è evitare le perdite a tutti i costi, ma saper gestire il rischio in modo responsabile, indipendentemente dall’esito delle singole operazioni.
Episodio 4
Crowdfunding immobiliare
A dire il vero questo non è un errore vero e proprio, perché i primi investimenti hanno comunque dato i frutti promessi e non è ancora certo che i restanti siano andati male. Tuttavia, il rischio di perdita del capitale è tuttora un’ipotesi plausibile.
Come è iniziata
Era il 2020 quando lo stesso Youtuber che mi ha fatto scoprire Trade Republic (ne parlo nella pagina “I miei strumenti“), ha pubblicato sul suo canale un video intervista a un imprenditore. Quest’ultimo raccontava di essere passato dal fare il lavapiatti nel ristorante di suo padre a raggiungere la libertà finanziaria lavorando nel settore immobiliare.
Riassumendo la questione, questo imprenditore ha creato un sistema in cui spiega alle persone le possibilità per operare nel settore immobiliare e tutti gli strumenti collegati. Tra questi ha lanciato nel 2019 una piattaforma di crowdfunding (trovi la spiegazione qui) nella quale, una volta registrati, è possibile finanziare operazioni immobiliari dei proponenti a partire da soli 500,00 €.
Tra prestiti e incassi
Essendo una piattaforma autorizzata e vigilata da istituzioni italiane e avendo del capitale da parte, ho caricato il mio portafoglio personale e ho iniziato a prestare denaro per alcune operazioni. Periodicamente ricevevo aggiornamenti sull’andamento dei progetti e, alla conclusione, mi veniva restituito il capitale prestato con i relativi interessi già tassati alla fonte, quindi netti. Le tempistiche variavano da un minimo di sei mesi fino a 18-24 mesi o più. In generale, più lunga era la durata del prestito e maggiore era il tasso di interesse, in media intorno all’8% lordo.
Alcune operazioni si sono concluse senza problemi, mentre altre — tra pandemia da coronavirus e complicazioni nei cantieri — procedevano più lentamente. La cosa però non mi preoccupava troppo, perché per ogni mese di ritardo rispetto alla scadenza ricevevo interessi maggiorati.
Come è finita
Ad oggi, 10 marzo 2026, la situazione è la seguente:
– totale capitale versato: 6.000,00 €;
– operazioni concluse: 41 (capitale prestato 4.000,00 €; capitale restituito + interessi netti 4.371,25 €);
– operazioni in corso: 42 (capitale prestato 3.000,00 €; capitale in attesa di restituzione + interessi lordi 380,00 € + 931,70 € di extra causa dei ritardi.
1 di cui 1 con capitale già restituito, in attesa di ricevere gli interessi (170,20 € netti)
2 di cui 3 in default e procedure varie in corso per il recupero credito.
Lezione imparata
Alcune operazioni si sono concluse senza problemi, mentre altre — tra pandemia da coronavirus e complicazioni nei cantieri — procedevano più lentamente. La cosa però non mi preoccupava troppo, perché per ogni mese di ritardo rispetto alla scadenza ricevevo interessi maggiorati. Anche se i profitti possono essere inferiori, almeno si può stare più tranquilli.
Conclusioni
A prescindere dall’esito della situazione, penso che il crowdfunding possa essere una buona soluzione per investire i propri soldi, anche perché è accessibile a molti investitori. Tornassi indietro probabilmente rifarei le stesse mosse.
Ora però, conoscendo anche altri strumenti, non ho liquidità da destinare a questa alternativa. Resta comunque un metodo interessante di diversificazione.
Vi terrò aggiornati sull’evoluzione della situazione
Le vostre esperienze
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